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Il tour di Omar Barghouti in Italia, dopo gli incontri di Parma, Biella, Torino e Varese, si concluderà con gli incontri di Roma e Napoli. News 15 marzo ore 24.00
Tour di Omar Barghouti, 12 – 13 Marzo 2007
Il tour di Omar Barghouti in Italia, dopo gli incontri di Parma, Biella, Torino e Varese.
si concluderà con gli incontri di Roma e Napoli:
Roma, venerdì 16 marzo 2007 ore 18.00
Casa delle Culture - via San Crisogono, 45
interventi: Omar Barghouti/ Bruno Leone/
Nella Ginatempo/Silvia Macchi
modera: Franco Ottaviano – Casa delle Culture
L’incontro di Roma si svolgerà il giorno del 4° anniversario della morte di Rachel Corrie.
Claudio Remondi leggerà “Morte” di Harold Pinter e “La ballata della mostruosa*****”.
Napoli, sabato 17 marzo 2007 ore 11.00
ISTITUTO delle GUARATTELLE – Via Vergini 19
interventi di:
Omar Barghouti/ Bruno Leone/ /Raffaele Porta
modera: Alfredo Tradardi - ISM-Italia
aderiscono:Comunità Palestinese di Napoli/Donne in Nero Napoli
Omar Barghouti ha presentato nei diversi incontri tre relazioni:
- Come il Cactus … L’Arte dell’ Oppresso nella Palestina occupata
- L’apartheid israeliana: è arrivato il momento di fare come in Sud Africa
- A secular democratic state in historical Palestine
Ne riportiamo alcuni passaggi.
dalla prima:
“La Complicità Artistica – Danzando con l’Oppressore
Nonostante quanto si è detto sopra, ci è stato talvolta chiesto: perché non danzi con gruppi israeliani per mostrare come la danza possa superare le barriere psicologiche e trascendere la politica? Purtroppo tali progetti essenzialmente propongono ‘un cambiamento nella consapevolezza dell’oppresso, non nella situazione che li opprime’, per citare Simone de Beauvoir. O peggio essi tendono a cambiare la percezione del conflitto a livello mondiale, dando l’impressione di normali, persino amabili relazioni fra artisti dalle due parti dello spartiacque. Il conflitto non è prodotto da spaccature psicologiche o culturali. E’ fondamentalmente il prodotto di un’oppressione realmente coloniale e razzista. L’impegnarsi in progetti congiunti di arte Palestinese-Israeliana implica perciò il compromettere la nostra visione culturale e smarrire la nostra onestà intellettuale.
Questa superficiale, persino disonesta, mentalità di ‘coesistenza’ non porta a null’altro se non al prolungamento della sofferenza, imprigionando la speranza e reprimendo una reale resistenza all’ingiustizia.
Ecco perché io guardo a questo come ad un cinico e ingannevole progetto.
Una vera coesistenza può soltanto aver successo dopo che sarà infranta l’oppressione, non prima. Qualsiasi progetto congiunto fra artisti attraverso confini di oppressione deve perciò fondarsi sulla comune opposizione all’ingiustizia e un impegno a produrre una pace durevole e giusta. Il potere delle parole condivise può essere soltanto realizzato se noi, al di sopra di tutto, onoriamo l’eguale umanità di tutti.”
dalla seconda:
“I progetti di pace che omettono deliberatamente qualsiasi riferimento all’oppressione che Israele esercita sui palestinesi non sono altro che iniziative dannose e corrotte. Coloro che immaginano di poter spazzare via il conflitto come per magia, suggerendo qualche forum per il riavvicinamento, la distensione o “il dialogo” – che sperano possa condurre ad autentici processi di riconciliazione e, alla fine, alla pace - sono degli illusi patologici o pericolosi bugiardi. Cercare di cambiare le percezioni degli oppressi, invece che aiutare a porre fine all’oppressione stessa, è indice di cecità morale e di miopia politica. Prolungare l’oppressione non è soltanto immorale è anche controproducente dal punto di vista pratico, in quanto perpetua il conflitto.”
dalla terza in corso di traduzione:
“The One-State Solution -- An Ethical Alternative
During the last three decades the slogan “Two States for Two Peoples” was widely viewed as both realistic and politically wise. Now, given the above factors, some reconsideration is due. Those proposing a one-state solution as an alternative, though, must face up to a crucial question: if Israel has so systematically and relentlessly crushed the foundations of a mini-Palestinian state within the 1967 territories, why should anyone expect it to accept a democratic state over the entire area of British-mandated Palestine, an entity that would by definition negate the very concept of a Jewish state? It may be argued, in response, that Israel’s acceptance is not a necessary condition for the implementation of a one-state democracy; after all, South African apartheid was abolished by compulsion, not persuasion. Specifically, it took a sustained international campaign of boycott, divestment and sanctions--spearheaded by the African National Congress--to reach this end.
Similarly, Palestinians, conscientious Israelis and international supporters of a just peace can mobilize an international civil struggle aimed at negating the Zionist colonial character of the state and the attainment of equal rights in the framework of a unitary, democratic state.
There are many thorny issues that ought to be scrutinized when raising the slogan of a “Democratic State in Historic Palestine.” For the most part, these revolve around how such a concept can deal with the repatriation of Palestinian refugees; the evolvement of a “national Israeli identity” and the corresponding acquired rights; the fate of Jewish colonies in the West Bank; the centrality of Jerusalem to the Christian, Islamic and Jewish faiths; the ethnic and cultural particularities of Palestinian-Arabs and Israeli-Jews; reconciling the new progressive and egalitarian identity of such a state with its surrounding Arab context and the requirements for a “new Arabism” that can tolerate such a model of diversity and democracy.”
Lo spessore delle riflessioni di Omar Barghouti costituiscono una sfida per ogni coscienza critica.
ISM-Italia si adopererà per proporle e riproporle nelle sedi e nelle occasioni più diverse.
FREE PALESTINE! BOYCOTT ISRAEL!
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